Vino, storia di un "bianco e nero" che diventa "colore"

Vino, storia di un "bianco e nero" che diventa "colore"

Il bianco e nero, si sa, parla di passato. Ma la storia che vive in noi non si perde indietro nel tempo. Se è una storia che ha il colore acceso del vino, il profumo del mosto e la consistenza della terra del Salento che sporca le mani, è una storia di oggi, come e più di ieri.
I ricordi hanno la capacità di intrecciarsi, alcuni più nitidi, altri troppo sfocati, ma nei gesti che quotidianamente si compiono si ritrovano quelli di un padre e prima ancora quelli di un nonno. La dedizione è la stessa. L’entusiasmo si moltiplica. E poi ci si mette l’innovazione, si fanno avanti le tecniche più recenti, il progresso che aiuta, ma che mai prende il sopravvento su quella che era l’intuizione dell’inizio quando il sole, il vento e la forza del cuore facevano gran parte del lavoro.
Michele non chiude una catena, non è l’ultimo passo di un cammino, anzi. L’emozione con cui parla di vino, del significato legato a ogni grappolo e a ogni bottiglia, sono un chiaro segno di qualcosa che, tenendo le radici ben salde nel suolo di casa sua, si proietta in un futuro che ha un orizzonte vastissimo a cui puntare.
La fatica bacia l’amore e si annulla. L’amore viene iniettato come siero magico nelle botti e nelle cisterne. Ciò che viene fuori è un bianco e nero che si trasforma in colore a ogni sorso. Così inizia un viaggio, sempre nuovo.